La somma complessiva degli averi di libero passaggio ammonta a circa 50 miliardi di franchi, pari al 7 per cento del totale del capitale di copertura della previdenza professionale. Attualmente gli averi di 65 istituti di libero passaggio sono gestiti attraverso circa 2 milioni di conti e polizze di libero passaggio. Il Controllo federale delle finanze (CDF) ha esaminato in quale misura gli istituti di libero passaggio garantiscono il mantenimento della previdenza e a quanto ammontano i rischi finanziari per i titolari di averi di libero passaggio e per la Confederazione. A tale scopo, ha raccolto anche l’opinione dei titolari di averi di libero passaggio mediante un sondaggio rappresentativo.
I lavoratori che dispongono di un 2° pilastro e lasciano la cassa pensioni prima che insorga un caso di previdenza (vecchiaia, decesso o invalidità), ad esempio in caso di disdetta del rapporto di lavoro, hanno diritto all’intero avere di vecchiaia accumulato fino a quel momento. Finché la persona inte-ressata non si affilia a una nuova cassa pensioni, l’avere di libero passaggio rimane a destinazione vincolata sotto forma di un conto presso una banca o di una polizza presso un’assicurazione. Il CDF giunge alla conclusione che gli averi di libero passaggio sono generalmente amministrati in maniera sicura e in conformità della legge, evidenziando nel contempo possibilità di miglioramento, in parti-colare all’interfaccia tra casse pensioni e istituti di libero passaggio.
Garanzia del mantenimento degli averi di libero passaggio in caso di previdenza
Per la gestione degli averi di libero passaggio, il legislatore ha previsto un sistema di concorrenza tra gli istituti di libero passaggio. I titolari di averi di libero passaggio possono scegliere autonoma-mente e cambiare in ogni momento l’istituto, ad esempio se l’offerta di prestazioni non è più soddi-sfacente. Circa il 75 per cento degli averi di libero passaggio sono depositati presso banche. Le possibilità di investimento sono simili a quelle offerte dal pilastro 3a e comprendono, oltre al risparmio puro, anche il risparmio in titoli. Il CDF ha constatato che oltre l’80 per cento dei titolari investe i propri averi di libero passaggio sotto forma di risparmio puro.
Il CDF riconosce che il sistema funziona bene per i titolari di averi di libero passaggio sufficiente-mente informati. Con il trasferimento regolamentato tra casse pensioni e istituti di libero passaggio, l’avere di vecchiaia rimane nel sistema della previdenza professionale secondo l’idea di base del legislatore. Il mantenimento del patrimonio di previdenza in caso di libero passaggio è generalmente garantito.
Le prestazioni differiscono chiaramente da quelle delle casse pensioni
Di norma la previdenza professionale per i titolari di un avere di libero passaggio presenta meno vantaggi di quella per le persone assicurate presso una cassa pensioni, in particolare per quanto concerne la parte obbligatoria della previdenza professionale. Non esiste un tasso di interesse minimo sull’avere di vecchiaia e le possibilità di pensionamento in caso di decesso o di invalidità non sono altrettanto buone. La differenza principale riguarda le persone che raggiungono l’età di pensionamento con un avere di libero passaggio e non sono assicurate presso una cassa pensioni. Queste infatti non ricevono una rendita oppure la ricevono ma a condizioni più svantaggiose. I lavoratori che perdono il loro impiego poco prima dell’età di pensionamento e non ne trovano uno nuovo sono particolarmente penalizzati. Attualmente nell’ambito della riforma della previdenza per la vecchiaia 2020 sono poste al vaglio misure correttive a livello legislativo.
La tenuta di un conto o di una polizza di libero passaggio è generalmente gratuita, mentre l’offerta dei tassi di interesse varia nettamente in base al tempo e a seconda dei fornitori. Negli ultimi dieci anni, grazie al risparmio in titoli è stato possibile ottenere buone rendite, tenuto conto dei rischi del caso. È peraltro possibile suddividere l’avere di libero passaggio su più conti o polizze. Questa op-portunità, prevista dalla legge, pur permettendo di «spezzare» la progressione fiscale è poco utiliz-zata. Al riguardo il CDF stima che le perdite sulle entrate fiscali siano minime per la Confederazione, mentre dovrebbero essere superiori per i Cantoni e i Comuni.
Ridurre l’elevato numero di averi di libero passaggio senza contatto
Almeno un terzo di tutti i conti e polizze di libero passaggio sono privi di un contatto. Alla base vi è una carenza di comprensione e di interesse per la previdenza di vecchiaia, un cambiamento di domicilio o un’informazione insufficiente al momento dell’abbandono dell’impiego. Gli averi di li-bero passaggio senza contatto consistono perlopiù in piccoli importi derivanti prevalentemente da rapporti di lavoro a breve termine. Tuttavia, si stima che la somma complessiva ammonti a circa 5 miliardi di franchi, ovvero al 10 per cento del totale degli averi di libero passaggio. Un’eli-minazione degli averi di libero passaggio di basso importo permetterebbe di ridurre gli oneri am-ministrativi e quelli legati alla ricerca.
Il CDF intravede il rischio che nei prossimi anni, con il graduale raggiungimento dell’età di pensiona-mento da parte di numerosi titolari di averi di libero passaggio, il numero di averi dimenticati o non fatti valere possa aumentare. In generale, a fronte del costante aumento di natura sistemica del volume dei dati, il CDF ritiene che i dati disponibili siano di qualità insufficiente. Le scarse informa-zioni disponibili sull’entità degli afflussi e dei deflussi degli averi di libero passaggio, nonché sulla loro origine, al momento non consentono un’analisi statistica sulla misura in cui gli averi di libero passaggio garantiscano la previdenza presente e futura dei titolari in funzione della loro situazione socioeconomica. Il CDF raccomanda l’adozione di misure volte a ridurre il numero di averi di libero passaggio sprovvisti di un contatto.
Versare in modo coerente gli averi di libero passaggio nella cassa pensioni
Le persone assicurate presso una cassa pensioni devono versare alla stessa i propri averi di libero passaggio fino all’importo massimo stabilito per regolamento. Tuttavia, il CDF ha constatato che almeno il 10 per cento degli interessati viene meno intenzionalmente a tale obbligo di legge, au-spicando di ricavarne un beneficio fiscale o perché la cassa pensioni si trova in difficoltà finanzia-rie. Inoltre, circa la metà degli interessati ha omesso, per dimenticanza o negligenza, di trasferire gli averi di libero passaggio alla propria cassa pensioni. Nel caso di averi cospicui, la mancata pretesa per un periodo di tempo prolungato può comportare una perdita di ricavi. Il CDF racco-manda l’adozione di misure volte a garantire, in conformità alla legge, il versamento coerente degli averi di libero passaggio nella nuova cassa pensioni al momento dell’affiliazione alla stessa.
Salvaguardare gli averi di libero passaggio da perdite senza colpa
Diversamente dai fondi delle casse pensioni, gli averi di libero passaggio non sono protetti dai cosiddetti fondi di garanzia. Dall’entrata in vigore della legge sul libero passaggio (LFLP), centinaia di persone hanno perso i loro averi di libero passaggio a seguito del fallimento di due istituti di libero passaggio. Il CDF è del parere che la perdita senza colpa di patrimonio di previdenza nell’ambito del 2° pilastro non sia giustificabile. Il CDF raccomanda pertanto di colmare la relativa lacuna legislativa.
Testo originale in tedesco